Nota già a popoli come Egizi, Romani e Greci, l’anice è una delle spezie più antiche e diffuse, tra culture e tradizioni di tutto il mondo.

In epoca medievale aveva già conquistato un’area geografica che andava dal Mediterraneo al Nord Europa, con utilizzi nella cucina e nella farmacologia. L’anice era così consumata che i soli pedaggi fissati sulle importazioni dei semi di anice servirono in larga parte a pagare le riparazioni del London Bridge all’inizio del 1300. Nell’Ottocento scoppiò la moda di allungare poche gocce di anice con acqua ghiacciata, ottenendo una bevanda molto semplice che tuttavia conquistò un enorme consenso. Infine, l’anice è anche tra gli ingredienti fondamentali del liquore simbolo degli artisti, scrittori, musicisti e intellettuali bohémien durante il XIX secolo: l’assenzio.

Anice, tre spezie, un unico piacere

Quando si parla di anice è facile fare confusione, poiché con questo nome si indica genericamente una famiglia di diverse piante che non hanno nulla in comune dal punto di vista botanico. Ciò che le accomuna è qualche similitudine estetica, sebbene ognuna abbia dei tratti distintivi, nonché l’aroma persistente e il retrogusto particolare. Nell’uso comune si conoscono tre principali tipi di anice:

  • l’anice verde
  • l’anice stellato
  • l’anice pepato

anice stellato

L’anice stellato o Illicium verum ha origine in Asia, nello specifico in Cina. Ha un tipico sapore di liquirizia e deve il suo nome alla sua caratteristica forma a stella.

L’anice verde o Pimpinella anisum è diffuso in occidente, ha fiori bianco/gialli e il suo sapore ricorda quello del finocchio.

L’anice pepato o Xanthoxylum piperitium, originario di Corea, Giappone e Cina, è quello dal sapore più forte e piccante.

Anice: semi o frutti?

Il termine anice indica genericamente una specie di spezia che si suddivide in numerose varietà. La parte utilizzata nelle tre varianti (stellato, pepato e verde) è il frutto o il seme, quindi in pratica si parla della stessa sezione della pianta, solo con lavorazioni e differenze minime. Viene detto frutto il seme ancora protetto dal proprio involucro naturale, anche se in molti procedimenti di preparazione vengono inseriti integralmente baccelli di anice in acqua bollente per poi essere tritati. Interi o lavorati con un mortaio, i frutti o semi vengono ridotti in polvere più o meno fine o grossolana per essere aggiunta alle varie ricette.

Biscotti anice e fantasia, ingredienti della tradizione

Tra le preparazioni più classiche in cui l’anice diventa vero protagonista in cucina ci sono sicuramente i biscotti. Trattandosi di una spezia molto diffusa, risulta molto complesso risalire ad una sola e unica zona che può vantare la paternità di questa ricetta. In Italia ad esempio a contendersi il primato c’è la Sardegna, la Calabria, la Toscana, con la sua variante salata, le Marche e ancora la Sicilia. In quest’ultima regione le suddette specialità da forno vengono chiamate proprio anicini, tipici di luoghi come Monreale e Palermo. A parte poche varianti determinate dalla disponibilità degli ingredienti del territorio, l’unica cosa a cambiare è la forma. A volte con l’aspetto di piccoli taralli dolci, altre simili a i cantucci, ma a prescindere da queste piccole differenze sono tutti squisiti. A dispetto del loro dialetto, i biscotti all’anice sono adatti per accompagnare la colazione, il caffè, all’ora del tè, o come dessert di fine pasto, magari con un amaro o un liquore.

Anice bevanda dissetante, idee e consigli

Le infinite combinazioni di questa spezia la rende preziosa e sfiziosa da gustare in inverno dentro una tè e tisane, o in estate allungata con acqua ghiacciata e frutta. Ogni paese del mondo, e specialmente del Mediterraneo, ha saputo inventare un modo squisito per declinare l’inconfondibile aroma intenso e il sapore dolce. Si parte proprio dall’Italia con la Sambuca e l’Anisetta per andare in Turchia dove c’è il Raki o magari l’Ouzo della Grecia, il Chinchòn della Spagna e il Pastis della Francia. Oltre a tutti questi e ad altri liquori di bandiera ci si può anche sbizzarrire ad abbinare l’anice con altre bevande e centrifugati per creare cocktail saporiti e dissetanti. Ecco alcune proposte interessanti da provare:

  • Con gli agrumi, un multivitaminico buono e aromatico.
  • Con il caffè, (la morte sua), cioè uno dei modi più tradizionali per esaltare entrambi gli aromi e viziarsi con semplicità.
  • Con la menta, puro concentrato di freschezza e dolcezza.
  • Con la carota, benessere e leggerezza ad ogni sorso.
  • Con l’ananas, l’anetolo dell’anice esalta le note di vaniglia del frutto.

Polvere 5 spezie, Yin e Yang in tavola

Si tratta di un mix di spezie utilizzato in Cina nella tradizione gastronomica, anche per questo il mix è noto anche solo come 5 spezie cinesi. Si è poi diffuso in molte altre cucine orientali ed è impiegato principalmente per insaporire i piatti a base di carne (pollo, anatra, maiale…) , gli stufati di verdure e come panatura per le fritture. Gli ingredienti sono: anice stellato, chiodi di garofano, cassia, semi di finocchio e pepe di Sichuan.

La leggenda narra che la miscela sia stata creata per fondere in un tutt’uno i 5 sapori alla base della teoria dietetica della cultura cinese: dolce, salato, pungente, amaro e acido, e i 5 elementi: fuoco, legno, terra, acqua e metallo. Lo scopo era quello di favorire il riequilibrio dello Yin e dello Yang anche a tavola. Il piatto più famoso in cui questo mix viene utilizzato è l’anatra alla pechinese.