Il ginepro è una specie vegetale dalle mille sfaccettature culturali, terapeutiche, culinarie e addirittura magiche. L’uso da parte dell’uomo è antichissimo ma nonostante ciò resta una delle piante dalle qualità biologiche ed estetiche più sorprendenti, e dalle particolarità apprezzate anche oggi.

Ginepro pianta

Esteticamente si presenta con foglie aghiformi e frutti carnosi (galbuli). In base al tipo di habitat in cui cresce e all’altitudine può avere la struttura di un cespuglio o strisciante. Essendo una gimnosperma non necessita di molta acqua, anche per questo motivo la si trova negli ambienti più disparati, dai climi più freddi a quelli più aridi. Ha un corteccia di colore rosso brunastro, foglie verde-blu, mentre le bacche, la parte commestibile, assumono prima una colorazione verdognola per poi diventare violacee una volta giunte a maturazione.

Origini, storia, tradizioni e leggende

Il ginepro comune o Juniperus communis è una pianta tipica di tutta l’area dell’Europa settentrionale, dal livello del mare fino ad altezza superiori ai 3mila metri. La si può trovare però anche in Asia, in America del nord e in Africa settentrionale. L’etimologia del termine è dubbia ma l’opzione più accreditabile attribuisce il nome all’unione della parola celtica gen cioè cespuglio, con la parola latina prus cioè aspro.

La prima traccia relativa all’utilizzo del ginepro risale addirittura all’epoca preistorica, da ritrovamenti di carboncini ricavati dalla combustione della pianta. Una vera testimonianza dell’uso del ginepro appositamente per le sue proprietà aromatiche corrisponde però all’epoca dei faraoni, quando la spezia era impiegata per creare l’antico incenso egiziano, insieme a menta, iris fiorentino, cardamomo, cassia e cannella. È dagli stessi papiri datati 1500 A.C. che si possono rilevare prove sull’applicazione del ginepro a scopi medici e farmacologici, in particolare per curare il mal di testa. Sotto l’Impero Romano era usato come rimedio per il mal di stomaco.

Nel XIV secolo in Europa si riteneva che se bruciato avesse capacità protettive contro la peste, purificando l’aria. Le capacità “inebrianti” del ginepro distillato furono scoperte già nel 1500 ma fu solo un secolo dopo che si cominciò a utilizzarlo in maniera regolare per la produzione di bevande alcoliche. Non a caso le bacche di ginepro sono l’ingrediente fondamentale per la preparazione del gin. La famosa bevanda è stata ampiamente utilizzata nel corso della storia anche per fini terapeutici, mescolata agli agrumi per curare lo scorbuto o il mal di mare, l’esempio più classico divenuto poi un popolare long drink è il gin tonic.

Si narra che Maria, Giuseppe e Gesù bambino in fuga da Erode trovarono riparo dietro ad una pianta di ginepro, e che la croce fosse fatta proprio con questo legno. I romani la utilizzavano per scacciare i serpenti, nel medioevo veniva bruciata per allontanare il diavolo. Sempre nell’antica Roma la pianta era usata per fabbricare utensili da cucina per far si che le pietanze si impregnassero del suo aroma. L’espressione cacciarsi in un ginepraio deriva dal modo intricato con cui si sviluppano i suoi rami e dalle sue foglie pungenti.

Ginepro: proprietà e benefici

Antisettico naturale il ginepro è anche un ottimo rimedio contro la tosse, decongestionante, sedativo ed espettorante. Grazie anche alla presenza di sostanze resinose è un efficace regolatore delle funzioni digestive. Ha inoltre proprietà antireumatiche, è efficace sia per le vie urinarie che per l’apparato respiratorio, ha un discreto potere nella stabilizzazione delle glicemia e come antiipertensivo.

In molti casi è stata provata la sua utilità nell’alleviare i dolori mestruali, oltre che nel regolarizzare il ciclo. Ha facoltà antiossidanti, contrasta e rallenta il processo di invecchiamento delle cellule, rinforza il sistema immunitario e protegge i tessuti dallo stress ossidativo. Per sfruttare le proprietà benefiche della pianta si consiglia di assumerlo principalmente sotto forma di preparati galenici poiché soltanto così si può essere sicuri sulla concentrazione dei principi attivi. Il dosaggio inadeguato o l’assunzione eccessiva possono causare effetti collaterali spesso opposti agli stessi scopi terapeutici. Il ginepro in generale è controindicato in gravidanza e durante l’allattamento. Può avere infine interazioni con farmaci già in uso.

Olio essenziale di ginepro

Si ricava dalle bacche mature sottoposte poi a distillazione con il vapore. Dà grandi benefici alla pelle, aiuta a combattere gli inestetismi della cellulite, è indicato per la cura dell’acne e in generale per la regolazione dei livelli di sebo nelle pelli grasse. Sia da solo che mescolato con altre sostanze balsamiche viene usato per i massaggi in caso di dolore e tensione muscolare, crampi e stanchezza. Altra applicazione della sostanza è l’aromaterapia, con effetto rilassante e rigenerante sulla psiche. I componenti principali dell’olio essenziale sono: candinene, mircene, sabinene, terpinene, tannini, resine, flavonoidi, monosaccaridi, calcio e acetato di potassio.

Ginepro bonsai

Con le sue oltre trenta specie diverse di arbusti il ginepro è tra le piante più utilizzate come bonsai, poiché si presta a miniaturizzazioni e particolari modellazioni. Tenuto in vaso in ambiente domestico il bonsai di ginepro va esposto al sole e posizionato all’esterno per tutto l’anno, infatti gli ambienti chiusi non sono indicati per la sua crescita ottimale. Bisogna prestare attenzione soltanto quando la temperatura scende al di sotto del 5 o 10 gradi. Va innaffiato con moderazione e concimato con fertilizzante naturale. Una volta ogni due anni deve essere rinvasato usando una miscela di terriccio con proprietà drenanti. I bonsai di ginepro hanno un tale fascino che ne esistono “modelli” che sono entrati a far parte di collezioni botaniche molto apprezzate a livello internazionale. Alcuni esemplari famosi sono: il bonsai esposto al Kokufuten in Giappone, il bonsai di Luis Villa, il bonsai inclinato di Peter Ebensperger, e il bonsai di Jose Luis Blasco Paz.

Il ginepro in cucina

Se l’estro culinario ha bisogno anche della giusta materia prima il ginepro è l’ideale per dare sfogo alla propria creatività. Le sue intense note acri e acidule si accompagnano magnificamente ai piatti a base di carne, spesso in sostituzione del pepe. Perfino il legno della pianta viene impiegato per aromatizzare pane e insaccati. In Trentino Alto Adige ad esempio è usato per dare allo speck il suo caratteristico profumo. Altri usi squisiti sono le pietanze di mare con pesce arrostito, patate e gli stufati di selvaggina.

Gin come gin..nepro

Molti non sanno che sono stati i monaci italiani della città di Salerno a condurre i primi esperimenti sulla distillazione della bevanda dalle bacche di ginepro a scopi terapeutici. La ricetta fu poi perfezionata nel Seicento in Olanda dal medico Francisco Della Boe, dell’Università di Leida, con l’obiettivo di curare i soldati olandesi malati di febbre nelle Indie Orientali. Il liquore passò poi dall’uso farmacologico a quello commerciale diffondendosi prima in Inghilterra e poi in Francia. Esiste anche un’altra famosa bevanda alcolica ricavata dalla distillazione delle bacche di ginepro, il Kranebet, originario dell’altopiano di Asiago nelle Alpi Vicentine.