Quello con Feudi di San Gregorio è, per l’Emporio, un incontro speciale, che con estremo piacere abbiamo voglia di raccontarvi.

 

Siamo nella verde Irpinia a pochi chilometri da Avellino, zona dove si alternano valli e rilievi, quasi priva di pianure. I vigneti, per lo più piccoli appezzamenti, ognuno con la sua particolare esposizione e caratteristica del terreno, sono dislocati su un’area molto vasta. Bastano pochi numeri per dare un’idea della diversificazione di un’azienda che, lavorando esclusivamente quattro vitigni autoctoni – più alcune produzioni limitate in Sicilia, Puglia, Basilicata, Toscana e Friuli – permette alla propria materia di esprimersi in tutte le sfumature possibili, ottenendo circa 90 diverse referenze.

Parliamo di una realtà giovane, sia anagraficamente – visto che nasce negli anni ’80 – sia nelle persone che la gestiscono, essendo affidata prevalentemente a personale di trentenni e quarantenni. Già incontrando i ragazzi dell’accoglienza, si percepiscono chiari il legame con il territorio e il senso di appartenenza. Se dovessimo utilizzare un solo aggettivo per definire l’azienda, forse il più adatto sarebbe eclettismo.

Entrando infatti nella struttura, progettata dall’architetto giapponese Hikaru Mori, si ha subito l’idea di una visione molto ampia che, partendo da una connotazione territoriale forte e definita, porta l’universo vino in varie direzioni, spaziando dall’arte alla musica alla fotografia, per arrivare a un’idea più totale di gastronomia, proposta dal ristorante, ora in fase di ristrutturazione.

La visita in cantina incanta e suggestiona quanto quella in un prestigioso museo o in una cattedrale: difficile descriverla solo con parole e immagini, senza che l’olfatto venga costantemente sorpreso e stimolato, tra file di botti e barrique di legni diversi e dai differenti contenuti.

È un’esperienza che appaga tutti i sensi, quella di una degustazione guidata nella sala sospesa, con le pareti di vetro, che sembra fluttuare in un universo di pianeti in legno, di forme e dimensioni diverse.
Un lavoro di costante ricerca produce ogni anno edizioni speciali e preziose bottiglie a edizione limitata, nate dalla collaborazioni con fotografi e pittori del calibro di Mimmo Jodice o Vedovamazzei.

Escono, inoltre, speciali confezioni con prodotti abbinati al vino, che possono rappresentare suggerimenti per originali idee regalo. Il ponte che unisce Feudi con l’Emporio ha un nome e un cognome: Marco Gallotta, chef romano, già creatore di locali come Primo al Pigneto e Rosti, che sta cucendo la nuova veste del ristorante Marennà, prossimo alla sua riapertura, sopra la cantina e gli uffici. Da anni ormai cliente fisso e amico dell’Emporio, è stato lui a proporci di trovare insieme una strada per collegare tre vini, tre pepi e tre ricette.

Le analogie tra vino e pepe d’altronde non mancano. Di sicuro il terroir, che rende inconfondibili al naso e al palato le caratteristiche  di certe piante, che potremmo paragonare a dei vitigni. Il raccoglitore di pepe, che deve riconoscere il momento più giusto per il raccolto, sa essere complice della natura, per valorizzarne i frutti, come un vignaiuolo.

Il punto d’arrivo di questo percorso è stata la serata di presentazione del nuovo catalogo dove è stato possibile, per gli ospiti, provare in anteprima i tre abbinamenti.
La componente vegetale del manzo, di razza podolica da pascolo, è esaltata nella tartare dalle note calde e dolci del pepe lungo rosso di Cambogia. Le note di legno e vaniglia del pepe creano una continuità con i profumi speziati, che si avvertono avvicinando il naso al calice di Sirica. Si tratta di un vitigno autoctono, praticamente perso e ritrovato, nelle campagne nella zona di Taurasi. Feudi di San Gregorio è l’unica azienda a vinificare il Sirica, dopo aver ripiantato i ceppi risalenti a duecento anni fa. Pepe e vino hanno inoltre in comune l’esclusività di una produzione limitata e circoscritta a un territorio ben definito.

Siamo ancora in Cambogia con la pasta cacio e pepe di Kampot: una città che si affaccia sul golfo di Thailandia e che vede la sua principale risorsa economica proprio nella produzione del pepe. Bacche rossicce, maturate sulla pianta dal profumo fruttato, una volta tostate si amalgamano alla sapidità del pecorino romano. Ogni boccone è sempre più intenso, se alternato a un sorso di Teodosio, che prende il suo nome dall’imperatore bizantino. Stavolta siamo in Basilicata e il vitigno è Aglianico del Vulture al 100%. Terreno vulcanico e tufo, per sentori di frutti rossi e spiccata mineralità

Il viaggio, immaginato, passa tra Toscana e Malesia: la leggenda del “Peposo” di Impruneta racconta che gli operai delle fornaci, durante la produzione dei mattoni utilizzati nella costruzione del Duomo di Firenze, gettavano dentro gli “orci” dell’olio tagli di scarto di carne di manzo, vino e pepe che, tenuti alla giusta distanza vicino all’imboccatura dei forni, cuocevano lentamente tutto il giorno. È il pepe nero di Sarawak, con i suoi profumi e la sua piccantezza, estratti lentamente dalla cottura lenta nel vino, a valorizzare lo spezzatino di muscolo di manzo.

Stupore esce dalla cantina di Campo alle Comete, l’avamposto toscano di Feudi, in prossimità di Castagneto Carducci. Qui si produce Bolgheri DOC, blend di Merlot, Carbenet Sauvignon e Cabernet Franc. Profumi di ciliegia e erbe mediterranee lasciano avanzare, sul finale, note di cacao e di tostatura, buone a competere con il fondo intenso dello stufato.
La serata piacevolissima scorre bene anche grazie al bartender Claudio Sciaraffa che inventa per l’occasione cinque drink , uno per ogni senso. I nostri pepi vengono esaltati in “Olfatto”, ma hanno saputo sedurre anche gli altri “sensi”, soprattutto quelli degli audaci che li hanno sorseggiati tutti.

Torniamo verso Roma con un’esperienza in più e con il consiglio, per i nostri clienti e amici, di passare un fine settimana presso Feudi. Per chi ama vino, cibo, relax e passeggiate all’interno dell’azienda è possibile prenotare una camera, nella deliziosa struttura immersa tra i vigneti

La confezione con i tre vini, i tre pepi, un mortaio e una brochure descrittiva è acquistabile sul sito

Si ringrazia per le foto della serata Mariarita Fischetti